#247. 2016: qualche considerazione e una letterina

magic

All’inizio di quest’anno, proprio in quella fase in cui si è appena tornati dalle vacanze natalizie e in cui si è malinconici, disorientati, infreddoliti e demotivati, ho fatto molta fatica a tornare alla mia routine. 13217084_10207755813906469_4205939495721225005_oDiciamola tutta: mi sentivo persa, smarrita. Non sapevo da dove cominciare e soprattutto ero stanca di continuare a sentirmi così ogni volta che mi lasciavo alle spalle la mia vecchia vita e i miei affetti. Non ricordo nemmeno bene come ma arrivai sul sito web di Susannah Conway, una donna meravigliosa che si occupa di scrittura, fotografia e coaching (l’indirizzo è http://www.susannahconway.com/, vi consiglio di leggere la sua storia). Susannah, tradizionalmente, tra la fine di ogni anno e l’inizio del successivo dà la possibilità a chi la segue di fare un bilancio degli ultimi dodici mesi ma soprattutto di trovare la propria parola dell’anno: tramite un percorso assolutamente gratuito si ricevono per cinque giorni delle email che ci accompagnano – grazie a piccoli esercizi e domande mirati – alla scoperta di questa parola. Bene: venne fuori che la mia parola del 2016 era magic, magia.
dsc00024Venivo da anni di sacrificio, solitudine, problemi di salute e, nonostante fossi fiera della mia capacità di farcela
nonostante tutto, sentivo anche che tutto l’impegno che stavo profondendo non dava i risultati sperati. Mancava sempre qualcosa: qualcosa che non dipendeva più dalla mia volontà. Ho capito che a quel qualcosa si poteva dare un nome: magia. Ho continuato a impegnarmi, forse anche più di prima: il resto è venuto da sé. Ecco il punto focale: a un certo punto ho abbandonato il controllo. Fai del tuo meglio Sara, e se dovrà accadere, accadrà. Impara piuttosto a gestire il cambiamento, smettila di irrigidirti quando qualcosa sconquassa la tua routine, impara a tornare al punto di partenza sempre più in fretta. _zat5902Avevo in testa quella parola: magia. Mi si parava davanti ogni volta che dovevo prendere una decisione, ma soprattutto di fronte a ogni momento di scoraggiamento, per ricordarmi che stavo comunque facendo del mio meglio, che le cose si sarebbero sistemate in un modo o nell’altro. Forse è quella che qualcuno chiama fede: io non ho avuto questo dono e non so se lo riceverò mai. E magia mi sembrava la parola più laicamente vicina a quel concetto. E le cose hanno iniziato ad accadere. Cose belle. La mia attività di freelance ha iniziato a ingranare, pur tra intoppi e difficoltà; i miei problemi di salute si sono ridimensionati, anche se non sono spariti del tutto; ho riacquistato una forma fisica che non avevo nemmeno da ragazzina; ho scoperto posti nuovi e bellissimi; ho recuperato i miei diari dell’adolescenza, trovando nella loro analisi tante risposte alle domande che mi affliggevano da un sacco di tempo; in breve ho imparato ad accettare ciò che accade senza fare troppa resistenza, sia esso positivo o negativo (ed è successo, soprattutto in quest’ultima parte dell’anno). _zat5922Quella parola magica mi ha fornito la chiave necessaria per aprire una nuova porta nel lungo percorso di scoperta di me stessa: quella dell’accettazione. Ho capito che non posso essere perfetta. Ho capito che quello che conta non è il risultato, ma il fatto stesso di provarci. Ho capito che devo perdonarmi, essere più gentile con me stessa. Ho capito di essere introversa (nello specifico: ISFJ https://www.16personalities.com/isfj-personality), HSP (highly sensitive person: per scoprire di cosa si tratta e se lo siete anche voi andate su http://hsperson.com/), oltre che molto, molto timida, e che non è qualcosa di cui devo vergognarmi e che devo modificare, ma che io per prima devo accogliere come parte di me e difendere, affinché anche gli altri la vedano, la rispettino e la capiscano. _zat6302Troppe amicizie, nel mio passato, sono finite per questa mia inconsapevolezza. Tante sono le cose che dovrei farmi perdonare. Ma è anche vero che nulla accade per caso, e che è troppo riduttivo addossarmi ogni colpa. E soprattutto che ogni rapporto ha una funzione, legata alle circostanze in cui nasce e si sviluppa: quel che resta – o dovrebbe restare – è la lezione imparata, i ricordi belli, l’affetto.

_zat6334Ritrovare i numerosi diari della mia adolescenza, inaspettatamente lasciati a impolverare nella mia soffitta bernese, è stato il paradigma, la svolta del mio atteggiamento in questo 2016: li ho presi, li ho letti dalla prima all’ultima pagina, ho riso e pianto in egual misura, li ho analizzati nei minimi dettagli e poi li ho chiusi in una scatola che non è mai più stata aperta, e se devo essere sincera nemmeno mi viene la tentazione di farlo. In questo sta la lezione: il passato va analizzato, sviscerato se vogliamo, ma prima di chiuderlo in soffitta bisogna farci la pace, abbracciarlo e poi lasciarlo andare. Come una persona cara che ha fatto parte della nostra vita e che all’improvviso non c’è più: farà sempre parte di noi, ma non è più con noi. E se trasliamo questo ragionamento a ogni ambito della vita, tutto torna. ACCETTARE. ACCOGLIERE. PERDONARE. LASCIARE ANDARE. MAGIA.

theswissbride

Il mio 2016 in tre parole:

  1. Magico
  2. Contraddittorio
  3. Coraggioso

Se il mio 2016 fosse stato un libro o un film, si sarebbe chiamato:

Dimentica, perdona, vai avanti.

E infine, caro 2016, voglio salutarti con queste parole:

2016 sei stato un anno che non dimenticherò. Per la prima volta da otto anni ho sentito ritornare le energie fisiche e mentali dei miei tempi migliori, ma con la consapevolezza e la maturità accumulata con fatica in questi anni. Mi hai portato lavoro, guadagno, un corpo in cui mi sento bene, una vacanza meravigliosa che mi ha fatto commuovere ma mi hai anche messo a confronto con l’impermanenza, la malattia, le grandi difficoltà dell’esistenza. Sei stato un anno politicamente, socialmente, economicamente tremendo: tutto cambia in modo troppo veloce, siamo subissati da stimoli e informazioni e rischiamo di assuefarci al dolore del mondo. La scrittura è venuta a salvarmi, e anche la musica, in quello che è stato un anno ugualmente contraddittorio, tante le perdite dolorose ma anche tante le opere memorabili, ricche di cose da dire. A tuo modo sei stato un anno perfetto perché reale: nessuna nuvola rosa, ma la bellezza che diventava tanto più autorevole quanto più riusciva a farsi strada tra problemi e preoccupazioni. Questo vale per me ma penso anche valga per il pianeta tutto: il 2017 sarà il banco di prova di tutte le nostre certezze, l’anno dell’ora o mai più, ma direi che grazie a te 2016 la nostra pelle si è ispessita un po’ di più, preparandoci alle sfide future.

Ti ringrazio di tutto, soprattutto di ciò che mi ha resa più umana e vulnerabile: sarà triste e liberatorio insieme lasciarti andare ma grazie comunque per le lezioni imparate, non ti dimenticherò.

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