Alla fine dobbiamo ringraziarlo, questo 2016 musicale. Ci ha tolto tanto ma, in fin dei conti, ci ha lasciato in eredità un presente radioso, ispirato, coraggioso. Sospeso tra impegno civile e introspezione, ha visto molti artisti rilasciare gli album definitivi delle rispettive carriere ma ha visto anche esordi folgoranti, riconferme gradite e tanta, tanta sperimentazione sui linguaggi. Davvero non si poteva chiedere molto di più di questo. Per tale ragione, direi di iniziare subito con la classifica.
10. Lady Gaga: Joanne

Riposizionatasi in territorio più tradizionale dopo il sonoro tonfo di Artpop, nel 2016 Lady Gaga torna con un album che, a differenza dei precedenti, non guarda al futuro ma al passato: con la complicità in fase di produzione del tocco rétro di Mark Ronson Stefani mette in scena il suo ennesimo travestimento, tra soft rock, country e grandi ballate. Questa volta, però, dietro al personaggio riusciamo a intravedere anche la persona. Da recuperare assolutamente.
9. Kaytranada: 99.9%

L’esordio più folgorante del 2016. La colonna sonora da party più intelligente e raffinata degli ultimi anni è una sapiente sintesi di funk, jazz, house, R&B e dance, concepita con un approccio analogico ma assolutamente moderna nel risultato finale. A soli 23 anni Kaytranada tiene insieme le mille suggestioni della musica afroamericana, con la complicità ispirata di un pugno di ottimi ospiti.
8. Niccolò Fabi: Una Somma di Piccole Cose

Il disco italiano più bello dell’anno. Niccolò Fabi si avvicina ai cinquant’anni con passo leggero, una persistente malinconia di fondo e lo sguardo asciutto di chi ha ben presente i valori veri. Inciso in una quasi solitudine immersa nella natura, da quest’ultima assorbe la semplicità austera e dalla stessa si lascia incantare e ispirare, lasciandoci spesso con una commozione difficile da mandar via.
7. Solange: A Seat at the Table

Partendo da una narrazione in prima persona, Solange trova finalmente la sua voce per arrivare ad abbracciare la condizione delle donne afroamericane di ieri e di oggi. Un pugno nascosto in un guanto di velluto, il suo: liriche nette e temi attuali e scomodi raccontati con voce eterea e uno sfondo sonoro intessuto di nu soul, elettronica e psichedelia. Un album liberatorio e salvifico, un balsamo per le anime sofferenti.
6. Frank Ocean: Blonde

Tra i ritorni più attesi del 2016, il secondo album di Frank Ocean è un regalo prezioso per chi ama la musica. In un’atmosfera tra l’onirico, il nostalgico e l’indolente Ocean dipinge pennellate impressionistiche, sia a livello musicale che lirico, squarciando spazi immensi con un talento che attualmente ha pochi eguali nel pop. La forma canzone ne esce stravolta, il limite tra i generi è ormai indistinguibile. Uno specchio magnifico e amaro dei nostri tempi così precari e liquidi.
5. Anohni: Hopelessness

Mai come quest’anno, doloroso e lacerato, si è sentita la necessità di un ritorno alla canzone di protesta: se ne fa carico la magnifica Anohni con la sua voce celestiale, rinnovando il genere con l’aiuto inaspettato dell’elettronica. Liriche dirette e senza sconti su guerra, cambiamento climatico, sorveglianza di massa, tessiture sonore violente e dissonanti e, sopra tutto, quella voce, unico conforto in un mare di sofferenza.
4. James Blake: The Colour in Anything

Autentico album per i giorni di pioggia, The Colour in Anything vede il ritorno di uno dei maggiori cantautori della sua generazione: James Blake, con la sua magnifica, roboante voce da ragazzo del coro prende i vuoti, i detriti, i resti dell’hip hop e dell’R&B e crea un nuovo soul fatto di loop, costruzioni stratificate, variazioni infinitesimali. Stavolta, però, Blake esce dalla sua camera e si confronta con altri artisti, definendo ancora meglio una visione musicale di grande influenza sui suoi contemporanei. Un incantesimo.
3. Rihanna: Anti

Fino a tre anni fa stakanovista del pop e personaggio molto più interessante in ambito extra-musicale, Rihanna aveva ottenuto il successo ma non il rispetto di chi ama realmente la musica. Tale gap viene colmato con quest’ultimo album, che rifiuta ogni idea di vendibilità radiofonica e commerciale a favore di una visione d’insieme che rimanda esattamente, sul piano musicale, la personalità affascinante e complessa di Rihanna. Un enorme WTF fattosi album, davvero imperdibile.
2. Beyoncé: Lemonade

Con questa fenomenale parabola sul tradimento (non è dato sapere, né ci interessa, se reale o semplice espediente narrativo) Beyoncé raggiunge la piena maturità espressiva, attraversando con la sua voce, mai così duttile e umana, tutto lo spettro emotivo che va dal sospetto alla rabbia, dal perdono all’accettazione, dal riscatto all’autodeterminazione. Beyoncé, icona pop definitiva della sua generazione, rischia nuovamente e nuovamente trionfa, dominando una gamma variegata di generi musicali e esponendosi in prima persona sulle questioni che maggiormente toccano la sua comunità, in particolare la sua parte femminile. Grandiosa.
1. Radiohead: A Moon Shaped Pool

Tra la beatitudine e un sinistro senso di minaccia, i Radiohead tornano con uno degli album migliori della loro lunga carriera, se non addirittura IL MIGLIORE. Cantori infallibili e distanti dell’alienazione, soprattutto tecnologica, qui i Radiohead si lasciano andare alla propria umanità, a una condizione esistenziale di abbandono, accettazione e contemplazione che diventa ancora più universale e sentita grazie alle musiche, di una bellezza difficilmente riscontrabile altrove. Un album nato, come Lemonade, da un’esperienza personale (il divorzio di Thom Yorke) ma che da qui parte per dare finalmente, al Paranoid Android di quasi vent’anni fa, un magnifico, vulnerabile, fragile volto umano.