È ormai tradizione del blogghino tirare le somme della musica dell’anno e, se parliamo di canzoni, mai come quest’anno è stata ardua la scelta: molti, moltissimi album di grande livello, spesso caratterizzati da una totale mancanza di appeal radiofonico o commerciale. Per intenderci: difficile scovare il singolo trainante. Per nostra fortuna questo ha significato però un’abbondanza di grandi canzoni a cui affezionarsi, e la seguente classifica non è altro che frutto del mio gusto, dei miei ricordi collegati a questo o quel brano, e soprattutto delle emozioni provate. Dall’amore senza retorica di Niccolò Fabi a quello tradito e rabbioso di Beyoncé, dall’abbandono estatico di James Blake e M83 all’immersione onirica e nostalgica di Frank Ocean, dalla contemplazione del malessere psicologico in Solange e Radiohead alle scuse sofferte di Anohni, per finire con le due personalità esplosive e assertive di Drake e Rihanna, quest’ultima autrice di un vero manifesto programmatico all’inizio del suo ultimo album.
Al termine della classifica, un piccolo regalo: la playlist Spotify con i trenta brani che ho più amato e ascoltato nel 2016, comprensiva quindi di quelle canzoni che non sono nelle prime dieci e – ahimè – priva di quelle di Beyoncé, disponibile in esclusiva solo sulla piattaforma Tidal. Buona lettura e buon ascolto!
10. Niccolò Fabi: Una Mano Sugli Occhi

Asciutta, intensissima, minimale nei suoni, con una magnifica coda strumentale in crescendo: difficile trovare difetti nel brano più bello di un già bellissimo album, Una Somma di Piccole Cose. Un piccolo manuale di educazione sentimentale condensato in pochi minuti: nessuna retorica, solo esperienza di vita e sensibilità.
9. M83: Solitude

Un po’ delusa dall’ultimo album Junk, troppo attento a riprodurre filologicamente il mondo musicale delle sitcom e del cinema di cassetta degli anni Ottanta, ho però provato gioia nel ritrovare quell’M83 di cui mi ero perdutamente innamorata ormai cinque anni fa: una melodia aperta, cinematica, in espansione, una bellissima coda orchestrale che emozionerebbe anche un insensibile. Il senso di solitudine non è mai stato reso con parole migliori.
8. Drake: One Dance (feat. Wizkid & Kyla)

Il monolitico e poco vario Views tende spesso a impantanarsi su schemi musicali di cui Drake è maestro, senza apportare grandi novità. Ma qualcosa di bellissimo accade quando le influenze caraibiche della sua multietnica Toronto trovano modo di insinuarsi nella sua musica: One Dance non è stato solo uno dei maggiori successi pop del 2016, ma è un assoluto capolavoro di equilibrio fra commistioni musicali, con in più i bonus della sua irresistibile ballabilità e dell’impagabile coolness di Drake.
7. Rihanna: Consideration (feat. SZA)

Primo brano del suo sorprendente Anti, Consideration mette subito le cose in chiaro: Rihanna farà le cose a modo suo, anche se chi le sta di fronte non la rispetterà. Siamo di fronte al manifesto di un album che disorienta e ammalia, stracolmo di personalità e in cui finalmente si allineano l’attitudine indolente e autonoma di Rihanna con le sue idee musicali. Un beat feroce, la bella dinamica tra le voci di Rihanna e SZA, un’atmosfera giustamente minacciosa per una canzone da dito medio alzato.
6. Solange: Cranes in the Sky

Chi conosce e ha provato cosa sia la depressione sa perfettamente che, il più delle volte, le strategie per sfuggirle non funzionano, nonostante la creatività messa in campo dalla nostra mente per escogitarle. Solange le elenca tutte in modo concreto e cronachistico, dissonante rispetto alla delicatezza della sua voce e all’incantevole e docile sensualità del sottofondo sonoro, ma la sostanza rimane: quando arrivano quelle “nuvole di metallo” non c’è nulla che funzioni, non resta che accogliere ciò che accade e attendere che passi. Magia pura.
5. Frank Ocean: Pink + White

Impressionistiche rievocazioni degli anni passati, la New Orleans sommersa dall’uragano Katrina, un flusso di coscienza talvolta criptico che segue un unico filo logico: quello dei ricordi di Frank Ocean, autore di uno degli album più affascinanti dell’ultimo anno. Ma quello che, più di tutto, impressiona e conforta è la musica: una perfezione quasi classica, l’elegantissimo arrangiamento orchestrale, la produzione di Pharrell e infine la voce di Beyoncé che si insinua, sebbene per un lampo, a rendere ancora di più il senso di sensuale sospensione onirica di questa incredibile canzone.
4. Anohni: Crisis

I’m Sorry: lo ripete molte volte, quasi come un mantra, Anohni. La voce di Anohni è la voce di un Occidente responsabile e complice del disastro in atto a livello geopolitico, soprattutto in Siria; l’Occidente della guerra dei droni, ancora più spersonalizzata e disumanizzante di ogni altra guerra, già atroce di per se stessa. Con il suo ultimo album Hopelessness Anohni guarda in faccia la realtà tragica del nostro presente, non offre soluzioni, urla il suo dolore assistita da una musica volutamente violenta e dissonante: in Crisis però emerge la volontà di una mano tesa, la possibilità di una risposta nella comprensione reciproca e nell’umanità, che pur resiste.
3. James Blake: Always

Scritta in collaborazione con Frank Ocean, Always potrebbe essere il perfetto contraltare a Crisis di Anohni: qui non c’è traccia di realtà, James Blake si abbandona a un sogno lucido in cui costruire un mondo ideale sul quale cui avere il controllo assoluto. Ovviamente la prospettiva è quella più ristretta del mondo interiore, ma è la musica a farsi carico di ampliare gli orizzonti, servendosi di suoni incantati: lo sciabordio delle onde, i loop dolcissimi del pianoforte, i campionamenti della voce dello stesso Frank Ocean, accelerata, tratti dalla sua Godspeed. Ascoltata in un momento di beatitudine a Santorini, per questo così in alto in classifica.
2. Radiohead: Glass Eyes

Se Cranes in the Sky di Solange elenca con concretezza i metodi per sfuggire al disagio psicologico, i magnifici Radiohead dell’album A Moon Shaped Pool descrivono cosa accade, esattamente, durante un attacco di panico: le facce “di asfalto grigio”, il dubbio se tornare sul treno o continuare a camminare, le parole dette al telefono a una voce amica, la fuga nell’ignoto come unica ancora di salvezza. Ma a rendere ancora più straordinaria questa canzone, una piccola gemma breve incastonata in una raccolta di meraviglie, è la musica: parte in punta di piedi, si apre in una dolcissima parentesi orchestrale che fa volare in posti meravigliosi e si richiude infine a cerchio, esattamente com’era iniziata. L’umanità, in poco meno di tre minuti.

1. Beyoncé: Don’t Hurt Yourself (feat. Jack White)
Beyoncé che campiona i Led Zeppelin di When the Levee Breaks con la complicità di uno degli ultimi rocker rimasti, Jack White. La furia di una donna tradita, che non si piange addosso ma senza giri di parole dice: “tieniti pure i tuoi soldi, ho i miei” o “non sei sposato con una stronza qualsiasi”. E poi arriva il chorus, l’esplosione della rabbia, e cari amici potrete raccontarmi quello che volete sulla morte lenta del rock’n’roll, sulla sua irrilevanza per le giovani generazioni ma quando c’è di mezzo un sentimento come la rabbia, e l’incazzatura monta a livelli stellari, c’è un solo linguaggio musicale che funziona, ed è esattamente questo. Beyoncé ha fatto una delle cose più rock degli ultimi anni, ancor più incredibile se pensiamo al suo percorso musicale finora. L’artista pop più influente della sua generazione con questo brano fa qualcosa di enorme, e chissà che questo non significhi il ritorno del rock al centro del discorso musicale. Sarebbe bello. Per ora ascoltiamoci la sua meravigliosa, inarrestabile rabbia di donna tradita.