#242. Radiohead: A Moon Shaped Pool

homepage_large-e3c43867Uno dei fenomeni musicali del 2016 che più rimarrà nella storia è la presenza di un congruo numero di album usciti senza alcun tipo di preavviso o promozione, album peraltro significativi nella forma e nei contenuti. Due di questi album sono firmati proprio da coloro che hanno introdotto e portato a definizione questa nuova modalità di uscita: Beyoncé e, appunto, i Radiohead. Nel caso della band di Oxford, la campagna promozionale ha previsto la totale sparizione dei canali web e social del gruppo il 1 maggio, l’uscita in download del primo singolo Burn the Witch, corredato da un video in stop-motion, il 3 maggio, l’uscita del secondo singolo Daydreaming il 6 maggio, accompagnato da un video diretto da Paul Thomas Anderson e infine, con una modalità analoga a quella di altri album evento di quest’anno (Bon Iver, Kanye West, James Blake, Beyoncé), l’album è stato riprodotto per intero sull’emittente BBC Radio 6 Music l’8 maggio, giorno dell’uscita ufficiale. Curiosamente, sia l’album dei Radiohead che quello di Beyoncé prendono spunto da un fatto prosaicamente personale per trasportarlo in una dimensione più aperta e universale: il tradimento e il divorzio, rispettivamente, sono porte di accesso verso una sensibilità più empatica e inclusiva, che accolga l’ascoltatore in un abbraccio caldo, dandogli la possibilità, tramite l’identificazione, di una redenzione, o meglio di una catarsi.radiohead-2016-620x350Ma se Beyoncé percorre tutto l’arco dell’esperienza emotiva, i Radiohead si immergono completamente in un sogno lucido fatto di abbandono, malinconia, rassegnazione e – inaspettatamente per loro – contemplazione estatica. Costituito da undici brani, presentati in rigoroso ordine alfabetico, l’album vede l’uscita ufficiale, talvolta con nomi e arrangiamenti diversi, di brani che da circa vent’anni i fan del gruppo conoscevano bene: Identikit Fulstop datano 2012, Burn the Witch risale al 2000, Present Tense al 2008 e la magnifica True Love Waits, amatissima dai fan, addirittura al 1995. Le premesse sembrerebbero dunque condurre a un album tutto sommato simile ai precedenti della band di Oxford, infallibili e cerebrali cantori dell’apocalisse tecnologica, ambientale e sociale: d’altronde brani come Burn the WitchThe Numbers dipingono scenari tutt’altro che consolatori. Ma sono episodi: l’album è tutto costruito, o per meglio dire ricamato, attorno a trame complesse in cui spiccano i meravigliosi arrangiamenti d’archi della London Contemporary Orchestra firmati da Jonny Greenwood, il contrappunto delle chitarre acustiche e del piano, il canto talvolta indecifrabile di Thom Yorke, il tutto a formare la perfetta colonna sonora della dimensione onirica, un luogo-non luogo dove le atmosfere sono sospese tra la beatitudine e un sinistro senso di minaccia. I Radiohead sono l’ultima grande e rilevante rock band di oggi, capace ancora di creare hype attorno all’uscita di un nuovo album grazie a geniali campagne di marketing e a una comprensione del presente che in pochi possono vantare. Qui, tuttavia, succede qualcosa di diverso e inaspettato: una band tradizionalmente riconosciuta come all’avanguardia, mai sazia delle sue ultime conquiste, decide di fermarsi, guardarsi attorno ma soprattutto dentro con un senso di stupore e di incanto, e trasformare questo sentimento in musica. Diventando, finalmente, umana.

La mia preferita è: Glass Eyes

Ma io ti consiglio anche: Burn the Witch, Daydreaming, Tinker Tailor Soldier Sailor Rich Man Poor Man Beggar Man Thief

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