#238. Lady Gaga: Joanne

csao6pdweaukb1vQualsiasi cosa si possa pensare di Lady Gaga, sono diversi i suoi meriti oggettivi: una cultura musicale che molte colleghe le invidiano, una voce potente e melodrammatica, ma soprattutto un gusto per la teatralità che ha saputo aggiornare agli anni Duemila le lezioni istrioniche di visionari come Bowie, Mercury, Prince, Madonna. Per Gaga il pop è sempre stato una forma d’arte assoluta, da vivere soprattutto al di fuori dell’ambito codificato della canzone: da lì gli outfit improbabili e folli, le maschere, la strizzata d’occhio continua al mondo della moda d’avanguardia e dell’arte contemporanea. Ma la storia, appunto, insegna: per diventare come i visionari di cui sopra non basta il trasformismo: servono le canzoni. E le grandi canzoni sono quelle che sanno arrivare al pubblico pur mantenendosi personali e avventurose. Lady Gaga, di queste canzoni, ne ha sfornate alcune: Bad Romance su tutte, PaparazziAlejandroBorn This WayTelephone. Brani simbolo degli anni Duemila, che l’hanno giustamente consacrata icona pop e madrina incontrastata degli esclusi, incompresi ed emarginati di tutto il mondo, aprendo tra l’altro le porte a un sempre maggiore coraggio nello sfidare i pregiudizi del pubblico (pensiamo alle modalità di gestione dell’immagine di Sia, per esempio). Ma sono troppo poche, queste canzoni, per far assurgere la nostra Stefani a immortale artista pop: cosa non ha funzionato?lady-gaga-joanne-promoArtpop è un album che difetta di grandi canzoni e abbonda tristemente di canzoni poco incisive e iperprodotte. Eccessivamente ambizioso, è soprattutto un album in cui l’immagine artificiosamente artistica e provocatoria di Gaga diventa non solo incomprensibile, ma indigeribile per il suo stesso pubblico. La sconfitta è amara: Gaga si ritira dalla scena e, passo dopo passo, tenta un radicale riposizionamento. Dapprima l’album di standard jazz del passato in coppia col novantenne Toni Bennett in Cheek to Cheek, poi l’entrata nel cast della serie TV American Horror Story, infine l’esibizione in importanti cerimonie (il Super Bowl) e tributi (Julie Andrews, David Bowie): è evidente la volontà di ritornare al grande pubblico, ma in una veste più tradizionale in cui siano in primo piano la sua vocalità e la sua sensibilità musicale. A suggello di questo percorso, Gaga torna nell’autunno di quest’anno con un nuovo album, Joanne: prodotto da Mark Ronson, già in consolle con Amy Winehouse e Bruno Mars e dotato di un tocco vintage subito riconoscibile, l’album è un viaggio più emotivo che musicale che sceglie i codici del soft rock e del country per esprimere una ricerca di se stessa simboleggiata dal personaggio della zia Joanne, morta giovane prima della nascita di Gaga in seguito alle conseguenze di una violenza sessuale. Dietro alla convenzionalità sonora dell’album, che non racconta nulla di nuovo né sulla musicista né sulla persona sebbene regali un pugno di grandi canzoni magnificamente interpretate, in realtà è possibile individuare il tocco istrionico di Gaga: Joanne (che è tra l’altro uno dei suoi tre nomi) è l’ennesimo travestimento di Stefani, uno schiaffo alla provocatrice pop dei primi album e un intelligente riposizionamento. Soprattutto, ora che i colleghi hanno seguito le sue orme talvolta sorpassandola in audacia, appare ancora più radicale e provocatorio il suo percorso di normalizzazione e umanizzazione. Infatti, su un altro livello di lettura, si può comunque parlare dell’album di una trentenne che inizia a fare i conti con la propria individualità, molto più complessa dell’immaginabile. Bello vedere un artista crescere e maturare sotto i nostri occhi: in fin dei conti questo album e questa ennesima persona non sono che un passaggio che, ce lo auguriamo, la porterà nei prossimi album a conciliare il gusto teatrale e all’avanguardia degli inizi con la sua acquisita statura di musicista e interprete, sintetizzando le due istanze che sono maggiormente emerse nel suo tutto sommato breve (ma folgorante) percorso musicale.

La mia preferita è: Sinner’s Prayer

Ma io ti consiglio anche: Million Reasons, Diamond Heart, Hey Girl (feat. Florence Welch)

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