#227. The Zen Circus: La Terza Guerra Mondiale

tzc_ltgm_cover_1440x1440In un 2016 caratterizzato, in Italia, dal successo di molte band tradizionalmente considerate indie e i cui suoni rimandano inequivocabilmente al synth pop degli anni Ottanta, brillano per attitudine e personalità i pisani Zen Circus. Formatisi nel 1994, gli Zen Circus incidono i primi cinque album quasi completamente in inglese per poi decidere di esprimersi nella loro madrelingua a partire da Andate Tutti Affanculo del 2009. La Terza Guerra Mondiale è il loro nono disco e, con lo sguardo disilluso e provocatore che li contraddistingue da sempre, racconta in dieci brani di fortissimo impatto emotivo l’insensata follia di esistenze anestetizzate, rabbiose e mostruosamente egoriferite. zen-circus-744x445Dieci canzoni chitarra-basso-batteria nella migliore tradizione del rock anni Novanta ma con un’attitudine assolutamente punk e irriverente e un orecchio per la melodia che li avvicina al power pop, e che raccontano di una provincia disprezzata e amara da cui evidentemente non si riesce a fuggire mai. “Quello che dalla musica la gente vuole è sentirsi dire che andrà sempre tutto bene” cantano in Andrà Tutto Bene, significativamente posta a chiusura dell’album: cosa che invece agli Zen Circus non interessa, nella loro musica non c’è spazio per il politicamente corretto e si sferrano calci là dove è necessario. Non c’è voglia di essere diplomatici o edulcorati, non c’è nessun intento consolatorio anzi si usa l’ironia feroce e lo sberleffo, senza per questo rinunciare a un racconto ricco di dettagli, mai retorico e intriso di una forte malinconia che pervade soprattutto i brani più lenti, piccoli grandi inni generazionali di provincia. È un rock che combatte e che non teme di esprimere il disagio: dieci grandi canzoni che, nonostante le premesse, hanno tutte le potenzialità per dare agli Zen Circus un successo che probabilmente loro stessi non stanno nemmeno cercando.

La mia preferita è: L’Anima non Conta

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