#221. Suede: Night Thoughts

suede_artwork_433Chi è stato giovane negli anni Novanta lo sa: nel tumultuoso ribollire che è stata la scena musicale inglese attorno alla metà del decennio, i Suede erano considerati i più attendibili eredi del glam rock di David Bowie. Sempre in bilico tra una strafottenza chitarristica che ammiccava al pop e un vistoso compiacimento nel toccare il topos di una certa gioventù decadente e tossica, i Suede seppero incantare soprattutto con i primi due album, SuedeDog Man Star. Poi, dopo alcuni album sempre meno rilevanti, nel 2002 smisero di produrre musica, per poi tornare dopo ben undici anni con il sorprendentemente ispirato Bloodsports. Ed è proprio da qui che si riparte con quest’ultimo, bellissimo Night Thoughts, tutt’altro che il colpo di coda di un mostro ormai morente.suede-2016-promo-01-670-380codici-Suede ci sono tutti: la voce al contempo epica e distante di Brett Anderson, la teatralità dei ritornelli, i magnifici riff di chitarra, le atmosfere sospese, le incursioni improvvise nel pop e nell’up tempo. Ma qui il ritorno non è semplice minestra riscaldata: i Suede hanno davvero molte cose da dire. E confezionano un album compatto nelle atmosfere cupe e malinconiche, che si avvitano su se stesse fino allo struggente climax finale, e soprattutto nelle liriche, sempre evocative piuttosto che narrative e tutte incentrate su temi che gli ormai invecchiati Suede conoscono bene: l’amore, la morte, le sconfitte, i rimpianti, il tempo che passa e le occasioni che non torneranno più. Proprio quei Night Thoughts che chi ha superato i quaranta conosce bene.

La mia preferita: The Fur and the Feathers

Ma io ti consiglio anche: Outsiders, I Don’t Know How to Reach You, When You Are Young

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